San Valentino: L’ultima lettera d’amore di mio padre…

L’ultima lettera d’amore di mio padre…

2012-

Devo consegnare una lettera. Almeno cercare al meglio di farlo. Non e mia, la lettera. E di mio padre, tra le ultime se non proprio l’ ultima che avra scritto prima di perdere quella capacita. Non c’e l’indirizzo. Non so cosa c’e scritto – non l’ho aperto. Ma so per chi e. Il nome e sulla busta. Una donna, spero che sia ancora viva. Si chiama Tina, se mi ricordo bene. Era l’amore della vita, di mio padre. E sospetto che il sentimento era ricambiato.

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Un po’ l’avevo conosciuto prima, lei, e anche la loro storia, anche se ne lei ne mio padre sapeva. L’estate dopo la diploma sono tornato in Italia. Erano passati 7-8 anni. Pescara, casa dei nonni. Bella stagione, gli odori il sale l’aria dolce del Adriatico tutto famigliare. Fritto misto. Il caffe. Le onde. Andavo a ballare con un’amica per cui avevo anche preso una cotta. Non e la stessa cosa, quel sentimento, anche se va nella stessa direzione. Manca quella sorpresa, quello sguardo, ovvero il proseguimento di quel momento, quel istante li – gli occhi sono spesso, almeno per i vedenti, il canale da dove esce e entra tutto. Il tempo ferma. E vedi paradiso entrare – proprio da quella porta, in quella stanza, in quel foto… Pero esce in genere, ahime, dopo. Non si vedi mai con chiarezza il suo uscire. Quasi. Lo senti. Comunque. Tornavo verso le 5 piu o …piu, che meno. Per una coincidenza felice nel pian terreno del palazzetto c’era una buona pasticceria. Busso alla finestra, il pasticciera mi vede, piglia una bomba – quei sottili sacchetti abruzzese fritti e ricoperti di zucchero. Sembrano apparati di Golgi – con una mano e con l’altro la riempie con crema appena fatto. Poi su a dormire qualche ora prima di tornare e mangiarmene ancora due per colazione.

Dopo mare e mare e mare e pesce e mare…o una gita su quella delizia di una bici – quando le bici erano ancora bici e non piume. Si vedeva le mani del fabbricante sulle piccole cose, i bucchetti sotto, le forme dei saldi dei tubi, columbus e campagnolo, nome del artigiano con orgoglio su (Rochetti) perche appartenevano a quel ultimo generazione dov’era cosi diffuso l’identificazione di se stesso nel prodotto fatto con le proprie mani. Guai se una cosa scarsa o comunque non ‘mio’ porta il mio nome. L’onore… – avvolte dopo pranzo sulla terrazza in cima a leggere o sentire il piano che qualcuno suonava da un palazzo vicino, le note ondeggiavano libere nel silenzio di mezz’agosto. Il sole. L’aria secca. L’ombra. Vecchie cose…

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Giusto nelle vecchie cose ho trovato la scatola piena di lettere per mio padre. Non mi ricordo se era di legno o cartone, la scatola. Centinai, sotto la polvere salata. Da Tina, ‘tesoro amore mio per sempre,’ su tutte. Si sono conosciuti mentre mio padre studiava medicina a Roma. La prima volta…indietro le cespugli, al aperto. Cosi c’era scritto. (Certe poesie che lui scriveva hanno preso un certo senso.) Abitavano in ospedale, mio padre e suo fratello. Erano morte di fame. E neanche lei aveva un posto discrete dove sentirsi.

E poi in una busta, le foto, lui – sempre pero con un po’ quella faccia tracciato alla Pavese, sua poeta preferito (I menti ‘bottom-up’ che fanno un pizzico di fatica ad esistere. A volte piu di un pizzico in contesto…) – felice, in quelle foto. E lei…la versione Italiana di mia madre, un po’. Bella ragazza, forse non alla pari di mia madre pero… aveva uno squadro…piu aperta. Come l’aqua. Mi ha fatto felice. Avrei voluto che anche mia madre avesse qualcosa simile nella sua di vita. Assieme, lei e mio padre, non erano mai felice. Non si erano toccati da nove mesi prima di me. Circostanza poco gradevole. Aggiunge un primo figlio afflitto dal esigenza di sempre sentire la dominanza sociale affettiva, un Donald Trump ma piu scemo e piu pronunciatamente psicopatico…mi sa che non eravamo tornati in Abruzzo perche anche mio padre apparteneva a quell’ultima generazione orgoglioso. Non poteva ammettere ai suoi di fratelli che la famiglia con la sua firma era una tale ciofegata. Allora che e successo, tra lui e Tina?

Il solito. Non solito. Una cenetta fuori con amici, l’incidente, lui seduto indietro, bam!, svegliato due mesi dopo. Non c’erano gli MRI allora. Non sapeva che aveva perso la maggiore parte della coccia prefrontale sinistra. E per poi quel poco ma un poco importante, era davvero bottom-up con un ottimo intelletto, rappresentazioni senza di se ben connessi, strategie di ricupero o ricompenso ben facilitate. E da fuori…tutto sembra simile a prima. Come quel …Martini, o qualcosa non mi ricordo, la ghitarrista jazz che e riuscito a ricuperare e suonare presocche come prima i suoi di danni ‘ncoccia. La comprensione e la sua espressione richiedono e contengano molto di piu del solo articolazione. Il tempo. Ma qualcosa era cambiata.

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E poi la coltura. Non suo, di mio padre, per niente. Ma quella grettezza dei poveri risentiti, che aveva un mio zio, un’altro medico ambizioso e basso ma mooolto basso. (Tipo un puffo. Non ha colpa. Poco carne e latte. Pero…che Dio ci salvi. Ah, non quello che abitava in ospedale, anche lui corto ma fiero. Mio padre arrivava al mio petto circa ed era il gigante dei fratelli. La sua tuborcolosi in adolescenza garantiva che la carne quando c’era andava prima a lui.) Aveva sbattuto la porta in faccia alla povera Tina, non lasciandola nemmeno entrare in stanza. Si era venuto piu di una volta da Roma a Pescara. In quei tempi ci si metteva mezza giornata in autobus. Non era lo sbattimento, mi sa, ma tutto quella comunicazione non-verbale e verbale che certi uomini usano sempre, quella legata alla dominanza, al comando, che irritava. Sigh. Viviamo tutti in un equivoco o un altro.

Svegliato dal coma e disgustato dal modo del DC/raccomdazione/sanita in Italia funzionava e partito per l’America. Aveva la piena intenzione di tornare e sposare Tina ma…Tina era bella. E non ricca. Non era Penepole e Lelio non era certo Odisseo- anche se lui forse pensavo cosi, circa. Poi, avranno avuto loro problemi – nessuno sapeva, capiva, che mio  padre qualcosa era cambiato. Lei accetto’ la proposta di un’altro. Lo sguardo obliterato quando l’ho chiesto anni dopo, a mio padre … ‘ma perche non l’hai chiesto di sposarti prima?’ Lui ‘Non mi e venuto in mente’. Sigh. Va’ be, solo mio padre avra potuto prendere la nave per tornare in Italia e non viceversa. Voleva fare la figura del
campione. E invece…

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Va be, ancora. Tempo dopo ho conosciuto Tina e sua figlia. A mio padre teneva che le conoscessi. Non poteva sapere che anch’io stava compiendo una stronzata simile. Anche la mia sara stata il solito. Non solito.

Ma devo consegnare la lettera.

———

2015-

…ed ecco, qualche anno dopo:

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….l’ho incontrato, Tina. Strano – era come ci conoscevamo da una vita. Un po’ perche mio padre avra parlato di me con lei – non sapevo che si erano visti e parlati piuttosto regolarmente nei corsi degli anni. La sua casa…sembra fatto anche per mio padre. Fuori ci sono anche degli alberi di ficchi, dove – sapendo che e quello che l’avrebbe fatto lui – mi sono subito diretto.

Dopo mi ha messo nella sedia dove, mi ha detto, sedeva mio padre quando visitava. Vino e frutto e pasticcini. Lei…in dolore fisica, artrite severa, ma occhi dolci e buoni, senso d’umorismo allegra e romana, intelligente. Piccola. E un po stanco di vivere.
Non sapevo che aveva solo 15 anni quando si sono conosciuti, che per tutti e due era ‘il primo amore’, e perfino la loro prima volta fu esattamente come mio padre aveva scritto in una delle sue poeme, fuori, nascosti indietro un cespuglio. E che anche lei ha fatto uno sbaglio, forse, una scelta anni dopo,  quando il suo marito mori e mio padre l’aveva chiesto se voleva tornare assieme – a causa mia e di mio fratello e mia madre, la moralita cieca, non sapendo che disastro era quella mia e nostra di casa. Struggente, perdersi due volte inutilmente.

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Ha preso le lettere, le ultime scritte da lui, e le ha baciati arrivata la sera, – tempo per me di partire, gia con lacrime negli occhi.

Quanto siamo sciocchi…

It’s not the Moon …

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