Friday Music – Piazzolla

Piazzolla, 98-esimo…non e eccellente per certe cose, questa interpretazione, pero… indietro, o sotto, o la’ appena fuori la finestra, o ancora di piu quando ti vedi nei due posti contemporaneamente, il tu che respira, seduto, un po’ perplesso, che guarda l’altro tu che non e li’ ma implicitamente e li’, elaborando qualcosa, e poi sei li, elaborando nella tua assenza, e senti, piu che guardi, quel tu all’altra parte – non stai mai di mezzo ma sempre in tutto e due, eppure se ti guardi …. sei solo in uno di essi, o sarai, come un fotone. C’e una specie di musica che ti lega a te, o qualche aspetto di te a qualche aspetto di te-2, (anche se e sempre ‘te’, non ‘ti’, e senza numeri,) o che vi lega, vi groviglia, per dire, che ti mantica con l’altro ti, che vi porta avanti assieme e lo sai e lo sai e lo sapete ma non lo esprimete e non lo esprimi finche non arriva la fine della frase. Allora puoi sentire e ti accorgi della musica. Che assomiglia un po’ a questa.

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Friday Music – Fossimo Parole – Jungle Book Swingdance

Fuggo dalla pioggia Lombarda e da quel leggero malaise generale che gira da queste parti e che il mio corpo subisce da ieri. Fuggo nelle canzoncini d’infanzia, di giorni piu leggeri del leggero – prima del arrivo di quella certa pesantezza che si accumula in modo sottile, anche perfido, strada facendo – giorni lunghi e pieni e sempre piu nuovi del nuovo. Con tanti giochi – per caso e fortuna ancora in quei giochi sempre improvvisati e fisici, si immaginava e costruiva e toccava, magari con il tuo miglior amico, e ognuno costruiva il suo mondo e vedeva una cosa diversa allo stesso tempo che condividevate quel gioco, prima del arrivo dei schermi piatti-piatti. E di troppe parole, che contavano tanto meno, stringevano meno, definivano meno. Era ancora il gioco condiviso che creava e definiva le parole. Lo e ancora. Ma adagiamo troppo facilmente in quel comodo peso accumulato finche quel peso comincia e definirci. Come se fossimo parole.

Friday Music – Thunderstruck (arrivederci roma)

.. bis. Causa di una voce. Almeno. E un caffe mancato. E un bacino quasi come un saluto d’arrivederci, da Mario. Un fiore di cane. Avra ormai.. non so quanti anni. 13 passati. E il bambino di un clochard-parcheggiatore vicino a quel mausoleo romano che affaccia al ufficio postale Svizzero, quello che hanno costruito per contenere l’ara pacis. Nel 2085 circa quando il restauro sara finito e le transenne smantellate per rivelare probabilmente una struttura antica che era silenziosamente perfetta con il sapore delle nuvole di una giornata tiepido poco prima che il tempo cambia, che arrivi la pioggia, trasformata in una specie di ciambella alla crema di color giallo canarino…non ci saro. E neanche Mario. Fiero, gentile, intelligente ed elegante, un miscuglio colore grigio scuro e bianco a pelo corto che include anche un pochino di Polo – border collie, che oramai sono diventati quasi tutti Polo per me. A volte nascono cosi. Ogni tanto ci passo a dargli una carezza ma era un bel po’ che non l’avevo piu visto.

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Ieri passavo di li e sentivo un abbaio, baritono forte e chiaro, armonico, ma non prepotente. Una sorta di richiamo. Supponevo che poteva essere proprio lui anche se in tutti questi anni non avevo mai sentito la sua voce, neanche una volta. Ed era. In piedi indietro le transenne e probabilmente richiamava suo babbo dall’altra parte. Mi sono avvicinato e subito mi ha ricordato, sono sceso in basso e attraverso le barre di metallo mi ha dato un bacino gentile-gentile prima di lasciarsi pienamente godere le carezze sotto l’orecchio e faccia destra. Aaa-uei. Una buona sorpresa prima di andare. Il giro degli saluti e proseguito. I pesciolini di Sant’Andrea, posto oramai -adesso che l’ha preso l’accademia e suonano fino a pomeriggi tardi,- difficile da credere. Incanto. Dopo ancora…perfino il gatto di margutta, o forse dato le sue dimensione una gatta – o ha mangiato veramente troppi topi di troppo – un po’ salvato qualche anno fa. Manca solo George, o Georgina, il gabbiano, ma magari era uno di quelli in giro e mi ha gia salutati cosi, senza troppo formalita. Forse. Dentro la scatola di cartone pero era incazzato come un iena. Magari c’e l’ha ancora con me. Ma senza cura non sarebbe tornato a volare. Magari andro a trovare il centro primo di andare. Fanno un lavoro divino, nel senso umano. E sono tutte ragazze. Ma pensa.

Dovrei curare un pochino me. Di recente mi sto massacrando. Fumo come se fossi in un film degli anni 30, caffe a fiumi, dormo poco. Bevo poco pure, che e meglio, forse, perche l’effetto mi sta piacendo troppo. Almeno mangio roba buona, fatta bene. Forse e per tutto quel abuso che sento, o che mi e sembrato di sentire, altre voci, per dire, in questi giorni che ho evitato di ascoltare. Non so da dove vengono. Forse dovrei andare a sedermi con i pesciolini per tutto un pomeriggio a sentire i studenti che praticano o in mancanza, il sole, la fontana, i pesciolini stessi finche non cadde un limone da uno degli alberi. Quando rotola fino a i miei piedi forse a quel punto mi alzerei il culo, una volta tolta mia testa da dentro quest’ultimo. Magari a prendere una birra e fare due chiacchiere col barrista-proprietario di Gregory’s, cosa che ho fatto rarissimamente.

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….perche come un amico e tornato ai banchi oggi a prendere un certificato, anche io. Non ai banchi, di cui non sono mai stato un frequentatore volenteroso. Il minimo legale, a parte quando ci sono persone che fanno discussioni ricchi di sapore. Ma un soggetto nuovo in due direzioni. Per una…mi stupisco ricordare ‘every good boy does fine’ dopo 3 decenni e mezzo. Ma interesse meno. Pero devo accumulare un minimo di competenza. Nel altra pero…gia a pagina 16 si riesce a vedere i modelli che si puo architeccare per descrivere perche a certi piace Ella mentre altri come me riescono solo ad apprezzarla senza entusiasmarsi, e perche a altri sono piu saporiti i granuli di Waits. Il ricongiungimento. L’attesa. La geometria. Comunque. Vasto e bellissimo.

…un po di Ella? Na. Qualcosa dove si sente una voce per la sua mancanza, o se no la voce dei strumenti. Il cello e ancora di piu il basso-doppio. Mi ha sempre beccato. M’accontento pero con il primo, giusto per dormire.

Essay thursday: San Valentino

…settimana di San Valentino. Ci vuole un pizzico di fortuna per trovare l’amore, o un’amore, della tua vita, a volte. Dipende chi sei. Vivere la vita del amore invece dipende di piu su cosa fai, la cultura che porti dentro. E piu raro. Spesso sembra di richiedere tanto coraggio. Ma non e vero. Richiede solo un pizzico. Peccato per il mondo che in genere quel pizzico manca, quasi sempre dopo un certo punto della vita, e prima di un altro.

Perche il primo raramente inganna, quello che sei. L’amore, quello vero, ti porta li, a scoprire ed esprimere quello che eri gia ma non lo sapevi. Con qualcun altro, a volte qualcosa. Ti chiede solo di lasciare cio’ che non sei. Il secondo, la cultura che porti dentro, quello che in genere ti fai fare il solito – specialmente dopo un certo punto della vita, e prima di un altro – non ti chiede niente. Percio sembra piu ovvio, piu facile, cosi piu reale che non te ne accorgi pienamente neanche quando sei gia su quella strada. E ti puo portare anche su una via molto felice, con un po’ di fortuna. A volte trascini perfino l’amore della vita su quella strada.

Ma li su quella via c’e poco pausa, poco spazio per l’amore, quello vero, quello che non chiedera mai un sacrificio da te perche fa gia parte e fai gia parte. Non e quello che vedi dentro uno sguardo che inganna, il tuo stesso desiderio, il tuo stesso bisogno, ma quella cultura che non si rivela, la paura di perderla, la volonta’ di mantenere il presente, di contenere. Non te lo dice prima della partenza che quello che sei non fara parte di te, non durante il percorso. Forse alla fine, se sei sfortunato, o fortunato. Perche allora si vede quello eri e sei ancora, di la, dove non ci sei mai stato. In genere fa … maluccio. Non e mai troppo tardi pero, finche non lo e’. Basta un po’ di fortuna, e quel pizzico. Il bello e anche li. Quello che sei rimane, in attesa che entri. It doesn’t fade. E l’amore, niente meno, che aspetta solo d’essere acceso.

link: la storia d’amore di mio padre: San Valentino: L’ultima lettera d’amore di mio padre…

Friday Music: Music in the brain: The first imaging genetic study linking dopaminergic genes to music

December 21, 2016

 

Sounds, such as music and noise, are capable of reliably affecting individuals’ moods and emotions, possibly by regulating brain dopamine, a neurotransmitter strongly involved in emotional behavior and mood regulation.

However, the relationship of sound environments with mood and emotions is highly variable across individuals. A putative source of variability is genetic background.
In this regard, a new imaging genetics study directed by Professor Elvira Brattico from Aarhus University and conducted in two Italian hospitals in collaboration with the University of Helsinki (Finland) has provided the first evidence that the effects of music and noise on affective behavior and brain physiology are associated with genetically determined dopamine functionality.
In particular, this study, published in the journal Neuroscience, revealed that a functional variation in dopamine D2 receptor gene (DRD2 rs1076560) modulates the impact of music as opposed to noise on mood states and emotion-related prefrontal and striatal brain activity, evidencing a differential susceptibility for the affect-modulatory effects of music and noise on the GG and GT genotypes.
In more details, results showed mood improvement after music exposure in GG subjects and mood deterioration after noise exposure in GT subjects. Moreover, the music as opposed to noise environment decreased the striatal activity of GT subjects as well as the prefrontal activity of GG subjects while processing emotional faces.
These results are novel in identifying a biological source of variability in the impact of sound environments on emotional responses. The first author of the study, Tiziana Quarto, Ph.D. student at University of Helsinki under supervision of Prof. Brattico, further comments:
“Our approach allowed the observation of the link between genes and phenotypes via a true biological path that goes from functional genetic variations (for which the effects on molecular function is known) to brain physiology subtending behavior. The use of this approach is especially important when the investigated behavior is complex and very variable across subjects, because this means that many biological factors are involved”.
“This study represents the first use of the imaging genetics approach in the field of music and sounds in general. We are really excited about our results because they suggest that even a non-pharmacological intervention such as music, might regulate mood and emotional responses at both the behavioral and neuronal level,” says Professor Elvira Brattico.
“More importantly, these findings encourage the search for personalized music-based interventions for the treatment of brain disorders associated with aberrant dopaminergic neurotransmission as well as abnormal mood and emotion-related brain activity”.
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Study design: basic research.
Principal Investigator on the study was: Professor Elvira Brattico, Center for Music in the Brain, Department of Clinical Medicine, Aarhus University.
The study was performed in collaboration with: Cognitive Brain Research Unit, Institute of Behavioral Science, University of Helsinki, Helsinki, Finland; Department of Basic Medical Sciences, Neuroscience, and Sense Organs, University of Bari ‘Aldo Moro’, Bari, Italy.