In italiano

9-11, Jimmy, e i koiJimmy, un uomo anziano, era un artista giapponese senza fissa dimora che viveva intorno a una gastronomia sul angolo del 7th Avenue, quello delle Americhe a NY, e Prince Street 11 anni fa. Noi avevamo lasciato la città pochi mesi prima. Avevamo imparato a conoscerlo – che era un po ‘difficile, cercando di seguire il suo discorso in un inglese stentato, con un forte accento. Forze soffriva di schizofrenia o, più probabilmente aveva altri problemi (ictus), visto che la sua mobilità era strana in qualche modo. In ogni caso, non ha mai chiesto dei soldi, infatti rifiutava la carità di qualsiasi tipo. Quindi da lui abbiamo ‘commisionato’ quadri, e poi gli abbiamo portato dei colori, la carte ed altro materiale per poi acquistare le opere che ne derivano, fortemente influenzati dalla sua Onymodo, yin-yang della filosofia. L’armonia delle cose. E lì per la strada lui con gesti eleganti muoveva la mano e il braccio mentre disegnava dei koi in uno stagno o altro e sembrava felice, almeno in quei momenti. Quando era molto freddo di notte l’impeigati della gastronomia gli permettevo di sedersi all’interno della tenda di plastica che copriva i loro fiori dal’inverno.

Eppure mentre lentamente si raccontò la storia della sua vita nel corso di pochi mesi, particolarmente  i suoi ricordi lontani. Era nato a Nagasaki, doveva essere nel 1935 o 6, e era sopravvissuto alla bomba nel ’45. E sopravissuta anche la madre, anche se lei avrebbe avuto molti problemi di salute da allora in poi. Non ha detto molto di suo padre, quindi presumo che sia morto nell’esplosione o come un soldato in guerra.

Dopo d’aver completato diversi disegni armoniosi ci ha poi fatto uno della sua memoria dell’evento, qualcosa di molto più severe e più scuro, una montagna, fuoco, figure stilizzate. Comunque. 11 anni fa l’angolo di Prince Street e 7th faceva parte della zona di evacuazione downtown, dopo il crollo delle torri. Il secondo aeroplano ha usato 7th per orientare il suo percorso fina al suo obiettivo. Boom. Ci sono tornato  qualche volte da allora e ho sempre chiesto in giro, ma nessuno aveva informazioni su Jimmy, o addirittura lo ricordava. Il che è normale, suppongo. Quella parte della città era già diventato uno di quei parchi giochi omogeneizzate dei ricchi che in realtà non considerano dei posto per se stesso, ma posto come qualcosa impossessato. Yin e yang sono solo metafore che ruotano attorno, beh, loro stessi.

A Cernobbio, Italia, sta svolgendo in questi giorni la loro conferenza annuale per quelli che sono ora chiamati VIP. E dominato da uomini con cravatte e giacche, uniformi, lo stesso tipo di uomini che creano le circostanze che a loro volta portano altri a sganciare bombe solo per vedere quanto sono efficaci, o ad altri di volare se stessi fino a schiantare contro simboli del potere. Ci saranno un sacco chiacchiere, un sacco di interviste. Uomini che hanno sempre fondamentalmente trattate le donne in pratica come due tette con fori da fottere dichiarerà come le donna sono importanti per la forza del lavoro. Uomini che possiedono case a Soho e Parigi e Singapore e Portofino e Roma e ecc. dirà come tutti gli altri deve sacrificare per il bene di tutti. Uomini che non riuscirebbe a sistemare un tubo che perde, o creare un programma, o scoprire un farmaco e la cui aziende che amministrano farebbero piuttosto meglio senza di loro (vedi Argentina) dichiareranno a tutti gli altri le cose da fare. Mi chiedo come Jimmy avrebbe dipinto i loro ritratti. Come il Koi, in armonia, o come parte di una montagna in fiamma. Beh, in realtà non lo chiedo.

Colazione da Ciampini – quartiere del tridente

Rientrato a Roma dopo alcune settimane, ho parcheggiato l’auto in un garage sotterraneo, ho preso le scale che salgono e mi sono ritrovato completamente solo nella quiete relativa del parco di Villa Borghese. La mattina dei giorni feriali nel tardo inverno si può letteralmente passeggiare lì in completa solitudine, fatta eccezione per un magari uno o due  gatti che si saranno sdraiati su un tavolo di legno. Certo, la puòi sentire il rombo delle macchine che passano oltre gli alberi in via Muro Torto, ( ‘Crooked Wall Street. No kidding’,), ma la città sembra lontana, l’aria sembra più pulita, ed è difficile credere che si e a 15 minuti a piedi da tutti i turisti, il traffico, i ristrutturazioni rumorosi, i sacerdoti, politici e loro amichetti che dominano ormai il quartiere . Il sentiero dove mi trovai  virò a sinistra tra alcuni cespugli. Una volta tra i cespugli, sulla mia sinistra, c’erano due cavalli al pascolo. Anche se ho detto ‘Ciao’ abbastanza ad alta voce il cavallo più vicino a quanto pare non mi ha sentito fino a quando ero a pochi metri da lui. Sorpreso, il cavallo e saltato un po ‘indietro, nitrì, e poi ha fatto qualcosa che non sapevo che i cavalli potessero fare: mi ringhiò. Inoltre mentre mi allontanavo ci siamo guardati negli occhi a vicenda e sono abbastanza sicuro che il suo sguardo verso di me significava ‘stronzo’. Comunque.

Ho continuato sul sentiero che in circa dieci minuti mi ha portato sopra Piazza del Popolo. Li su c’e una panorama abbastanza buona della città, San Pietro in lontananza, la piazza e le due chiese gemelle sotto, il Tevere in mezzo. Roma è quasi perfettamente bella da quel punto di vista. E difficile pensare  che fino al ‘800 cento i Romani si riunivano in quella piazza divertendosi a vedere le teste di persone che rotolavano giù dalla piattaforme in mezzo, tagliate con uno o due colpi secchi, di solito teste femminile. Sembra così improbabile in un posto così bello.

Scendendo lungo la passerella verso la piazza inizi a sentire che hai lasciato un paesaggio idilliaco e sei tornato nel 21 ° secolo. Un sacco di taxi, molte persone che vanno di corsa, soprattutto donne, per andare a lavorare o fare commissioni , altra gente che sembra a passeggio, per lo più uomini, spesso con, ehm, persone più giovane, snelle e belle accanto, verso i bar – che sono stazionati ogni 3 metri a Roma per legge, sembra – altre persone un po ‘perso, per lo più turisti, non rendendosi conto che perdersi nel centro storico è uno dei modi migliori per prendere il suo sapore.
Sulla destra della piazza si può fare un salto in chiesa e dare un’occhiata alle opere di Caravaggio, se t’interesse. In genere la chiesa e un pochino meno affollato di San Luigi, l’altra chiesa in città’ che ospita le opere dello stesso pittore. Se invece hai fame, eviti tutti i bar che vedi e puntati direttamente sulla strada in mezzo (via del Corso,), vai diritto per circa 500 metri o giù di lì fino a piazza in Lucina. Li troverai Ciampini. Se il tempo è bello, (cioè’, a Roma circa 344 giorni l’anno,) hanno tavolini all’aperto, e francamente tutto ciò che fanno di solito è fresco e di alta qualità, dal cappuccino ai cornetti con la panna e e fragole di bosco o alla crema con marrons glacé, al loro gelato, granite in estate, ai loro panini  e tramezzini. Dopo aver finito a godere il sole della mattina, poi alzarti per passeggiare fino a Piazza di Spagna, dando un’occhiata alle borse che valgano 29 euro nelle vetrine dei negozi che Prada-Gucci-LVMH-Hermes ti venderanno per soli 1.100. Una volta arrivato sotto le scale di Trinita’ dei Monti, potresti anche fare un giro in carrozza, se proprio ci tieni. Io no. Ogni volta che passo davanti alla linea di carrozze  in attesa nella piazza, tutti i cavalli davanti ormai mi guardano con l’espressione ‘stronzo’. Sarebbe meglio che io torni da Ciampini.

seguiteci sul facebook: https://www.facebook.com/pastanoir/

 


Saro l’unico persone che si e commosso per la discesa delle reggine della montagna oggi. Oddio, da un certo punto di vista e un po’ spettacolare. Ma non e tanto la migrazione in valle di queste magnifiche bestie – e sono proprio – che mi ha preso. E stato un ricordo di tanti anni fa, forse dieci, forse piu, l’ultima volta che mio padre e venuto qui. Si sa come vanno quei momenti, che al improvviso certi emozioni si alzano da qualche parte e non lasciano scampo.


Era una di montagna, mio padre, almeno in spirito, e amava questa montagna in particolare. Probabilmente per la quasi retorica bellezza della sua panorama, una vista che ti soffia sopra tutta la valle centrale del Rodano. Io sono meno legato al quel tipo di vista. E non ho quel suo cammino montanaro, ponderato, dove sai dove hai messo le suole delle tue scarpe e guardi dove le metterai nei prossimi passi. In alto, sempre piu in alto, sempre più via dal mondo degli uomini delle valle finche riesce a sentire il ritmo del tuo stesso respiro. Io tende invece di piacere troppo perdermi nei sensi, l’odore, il suono, l’orizzonte, i tuffi sotto il mare. Sempre piu in giù, dove l’acqua porta via le tracce del tuo passaggio, e dove nuoti avanti con tutto il corpo e trattieni il respiro, un minuto, due, tre…

6baa8-imgres-1

Il giorno che lui lascio’ questa montagna era con un suo amico Abruzzese un po meno romantico di spirito. Aveva una Panda, fiat, rossa, suo amico, (superfluo dirlo in quegli anni. Per ogni uomo sopra i 40 di quelle parti c’erano almeno 2 Panda. Uno, quello più elegante, era bianca, in genere guidato da sua moglie o figlia. Lui guidava quello rosso.) Comunque. Erano partiti verso tarde mattina. Li salutò al parcheggio, loro si sono messi in moto ed io ho girato per fare una passeggiata. Ma poi primo sentii, poi vidi questa lunga fila di mucche, razza Herens, fiere e forte, andando giu sulla strada. E da quelle mucche che proviene quel latte ricco e grasso che, dopo essere lavorato dai contadini locali e invecchiato in forme tonde, diventa il formaggio dolcemente saporito di erbe e fiori della montagna – che, sciolto davanti a una fiamme aperta e accompagnato da patate locale bollite, e la raclette vera. Era la fine d’estate o l’inizio d’autunno, come adesso.


Ho corso giu per le scale – quelle fuori sulla montagna, circa 25 metri in verticale – per beccare la Panda e loro prima che facessero la discesa ma non c’era bisogno. Erano fermi a lasciare passare la parata. Per forza, se avete mai sentito il frastuono che fanno circa 150 mucche Herens con 150 campane svizzere dondolando in torno al collo. Non ci siamo detti niente, mio padre e suo amico seduti dentro, io appoggiato fuori, a guardare la discesa d’estate. Faceva bel tempo. Dopo che le mucche sono passate ci siamo salutati ancora, poi con lentezza piu o meno come quella delle mucche sono partiti con la Panda rossa, una curva, un’altra, e via. Ed io sono tornato a fare la mia passeggiata.


Dopo qualche giorno li ho raggiunto giu. Mi hanno raccontato che non si sono parlati quel giorno dentro la Panda finche non erano gia sotto Milano, causa lacrime e pericolo di lacrime, anche del amico. (Tendenzialmente si cerca di non piangere nelle Panda rossa, presumo. Forse in quelle bianche.) Comunque. Mio padre non e morta ma non si ricorda piu di quel giorno, e oramai neanche di questa montagna. Pero c’era, c’e stato. E anche quest’anno le regine sono scese in valle. Mi mancano. 

Friday Music – Fossimo Parole – Jungle Book Swingdance

Fuggo dalla pioggia Lombarda e da quel leggero malaise generale che gira da queste parti e che il mio corpo subisce da ieri. Fuggo nelle canzoncini d’infanzia, di giorni piu leggeri del leggero – prima del arrivo di quella certa pesantezza che si accumula in modo sottile, anche perfido, strada facendo – giorni lunghi e pieni e sempre piu nuovi del nuovo. Con tanti giochi – per caso e fortuna ancora in quei giochi sempre improvvisati e fisici, si immaginava e costruiva e toccava, magari con il tuo miglior amico, e ognuno costruiva il suo mondo e vedeva una cosa diversa allo stesso tempo che condividevate quel gioco, prima del arrivo dei schermi piatti-piatti. E di troppe parole, che contavano tanto meno, stringevano meno, definivano meno. Era ancora il gioco condiviso che creava e definiva le parole. Lo e ancora. Ma adagiamo troppo facilmente in quel comodo peso accumulato finche quel peso comincia e definirci. Come se fossimo parole.

Sapori – Zio Silvio, l’Abruzzese 

Non c’e niente da fare. Tornare al mare e un po come tornare a casa. L’altro ieri ho fatto un salto sulla costa Adriatica in Abruzzo per sbrigare un paio di cose e visitare qualche faccia familiare. Li le scogliere in certi posti avvicinano alla spiaggia. Così non ho resistito alla tentazione almeno di salire su uno. I granchi, i vari pesci che nuotano intorno, il suono delle onde che riverbera nelle rocce, le sfumature di blu e verde sotto il sole, l’orizzonte infinite. Insomma, il solito. Da dove siamo venuti. Così mi sono bagnato un po’. Ma l’Abruzzo non e un posto di mare.

Fa da sottofondo necessario si, quel mare dolce – (e ormai sozzo e sotto nei fondi tutto appiattito.) Ma basta entrare per qualche centinaia di metri e li comincia l’Abruzzo. Forte e gentile e…chiatta. Bella, ma non quella bellezza come gli alpi che può toglierti il fiato, se sei di quel tipo, senza, come dire, faticarsi. Non e per tutti. Ogni angolo non fa da cartolina postale come certe zone Toscane o sui laghi al Nord. Non e snob, non e chic. Diciamo che se Portofino o Saint Tropez fanno per te, probabilmente non sarà il tuo paradiso terrestre. Le sue bellezze invece ti danno il meglio che hanno. Ti mostrano le sue foreste, fiumi, montagne di roccia puro, trabocchi che sembrano quasi espressioni di un fatalismo sulla costa, della regione più verde d’Europe ovest in modo, appunto, forte e gentile. E così raggiunge qualcosa di solida dentro, se sei disposta ad accoglierlo.

Così come fanno tanti Abruzzesi ancora, (anche se le cose cambiano pure li. Che mondo coraggioso e nuove, con quale persone…) Gli uomini da quelle parti dopo una certa eta cominciano ad assomigliare il territorio da dove vengano, anche quando emigrano. Le loro facce assumano sempre di più l’apparenza delle forme delle rocce e montagne, i corpi spesso diventano come tronchi d’alberi un po’ bassi ma larghi e forti. Invecchiano bene. Le donne hanno spesso un capacita’ energica più o meno infinita e un’intelligenza pratica, tipo Madonna. Per forza. Si lavorava parecchio li, vita dura. E quando c’e, si lavora ancora. Per dare benzina a tutta quel zappare ci voleva cibo sostanzioso.

Silvio, Zio Silvio viene chiamata con affetto da circa 99.7 percento degli abitanti del suo paese – l’ultimo .3 percento non ancora solo perché sono arrivati mercoledì scorso – e un’Abruzzese DOC. Onesto, gran lavoratore. Non ti freghi. Non siamo a Roma. Qui fanno a botta ancora per decidere chi avrà’ l’onore di pagare il conto al ristorante, non l’inverso. Zio Silvio non mangia il pesce e va di rado al mare. Ma dal borgo grazioso dove abita c’e una vista pura e dolce proprio sul Adriatico che alleggerisce tutti gli altri fardelli della vita. Silvio e sempre pronto a dare il meglio di se e della sua cucina. Roba genuina, sapori tradizionali, di grande sostanza. Ci si può pensare se va a cena o pranzo da lui che mangiare e l’attività’ principale dei Abruzzesi il week-end. Ma non lo e. E digerire. Ma con piacere. E con lo sguardo sul mare, come un sottofondo sempre presente.

Ingredienti:
per la pasta al forno:
per 4 persona –
360 grammi di pasta tipo mezzo maniche, rigatoni, ecc.
sale, pepe
un ventina di pomodori (puliti e sbucciati) circa o 2 l. di un buon passato
brodo o liquido q.b.
2-4 salsicce
1 pezzo di manzo,  3-400 grammi circa (piccione, anche sotto spalla, ovvero di 2nda categoria – ma di qualita’ – non troppo magro)
1 pezzo d’agnello, 200 grammi circa
200 grammi di macinato
4 uova sode
1-2 mozzarelle
1 cipolla
vino rosso secco, 1 bic.
2 gambe di sedano
2 spicchi d’aglio
olio d’oliva
1 foglio d’alloro
parmigiano
per il pollo e pepperoni:
2-4 gambe di pollo
1-2 peperone
2 patate md.
vino bianco
sale e pep
rosmarino
olio d’oliva

2 spicchi d’aglio

Il ragu / stracotto come al solito, rosolare il macinato in olio fiamma alta, abbassa e poi il soffritto della cipolla, sedano e aglio, poi alta per sfumare col vino, poi il pomodoro, sale e pepe, poi le carni, erbe al gusto (alloro, timo, ecc., o niente) abbassa la fiamma al minimo e lascia cuocere per … piu va, meglio e, almeno 2 ore e mezzo, mescolando ogni tanto e aggiungi liquido se serve. Quando e bello morbido, via alla pasta in acqua salata e fare le uova sode. Mescoli le fette di uova e mozzarella con la pasta e sugo quanto basta, parmigiano sopra e vai in un forno caldo, 180 circa, per 10-15 minuti, casomai metti la griglia alla fine se piace. A tavola e magne’ con un buon montepulciano d’abbruzzo. E non si preoccupi – domani le carni saranno buonissimi a cena.
Il pollo
…olio e sale e  pepe sulla carne e pezzettoni di patate in una teglia – e va nel forno caldo. Sfumare dopo una decina di minuti. Dopo 10 ancora aggiungi l’aglio, rosmarino e pezzettoni di peperone. Dopo 10 minuti controlli e bagni il tutti. E dopo un’altra decina di minuti controlli se e pronto. Come da Silvio, troverai sempre qualcuno che si auto-invita cena… fa un certo profumo che sa di… casa.

Pasta con bottarga – il mare.



Il Mar Mediterraneo. Il suo odore, che cambia così da un posto all’altro. Sulla costa adriatica centrale è dolce ed intenso, porta una gioia incontenibile in una giornata soleggiata. Attraversa verso Oriente, e in Croazia assume un sapore un po’ meno addomesticato, più metallico – ma la dolcezza e il piacere vertiginoso ivi contenute rimangono. Più vicino alla Turchia il profumo è più pesante, più denso, offrendo una lussureggiante sottotono per accompagnare i deboli echi di malinconia che fanno parte di quella regione.


Si può girare intorno a quel mare e in ogni luogo l’odore, sia sopra che sotto i le onde, cambia sempre leggermente, di spiaggia in spiaggia, collina a collina, immersione a immersione. Eppure c’è qualcosa di consistente dentro quei profumi differenti, in particolare sotto l’acqua. Bottarga di Muggine potrebbe essere la cosa più vicino a catturare quel qualcosa.


Anche i
l suo sapore, come quello del mare, cambia – ma nel tempo, invece che nel luogo. Metti una scaglia in bocca e inizialmente è quasi sgradevole, i primi istanti sembra un po ‘come una boccata ceroso del Mediterraneo. Ma prima che ciò accada il sapore si apre, diventa ricco e strutturato mentre la stranezza del primo impatto si contiene appena appena. C’è metallo, sì, ma anche dolcezza, pesce fresco e anche un sentore di frutta tipo nespolo. Ma nessun aspetto è dominante, e la miriade crescente di sapori in qualche modo restano separati e distinguibili. Quindi, tutto allo stesso tempo sei sulla costa adriatica in una giornata di sole, ma anche in un’ immersione in Sardegna, a prendere il sole su una spiaggia turca, e cavalcando le onde in una tempesta al largo della costa meridionale francese.

Forse il modo migliore per apprezzare il sapore assolutamente delizioso di Bottarga di Muggine è con una pasta semplice, da solo o come piace a me, leggermente aromatizzato con aglio rosso e con la sua consistenza fortificata con un po ‘ di fiori di zucca, o faggolini… o ancora niente. Insaporire un po ‘d’ olio a fuoco basso con l’aglio schiacciato, rimuoverlo, aggiungete i fiori tagliati grossolanamente quando non restano più di un minuto per la pasta, molto al dente. Scolate la pasta – lasciando un po’ d’acqua di cottura – e versatele nella padella con i fiori e un terzo della bottarga grattugiato, aggiungete la bottarga restante e saltate in padella per un buon minuto per terminare la sua cottura, finche il tutto e bello cremoso. Fate un buon nido stretto con la pasta usando un mestolo se serve si, impiattate e aggiungete qualche fettina, (tipo una tonnellata,) di bottarga tagliata sottile-sottile sopra e sul piatto. Cospargete con qualche goccia d’olio tanto buono… e poi godi l’immersione al largo della costa italiana.

ingredienti:
200 grammi di spaghetti Rummo
ev olio d’oliva
2 spicchi d’aglio
2 mazze di fiori di zucca
1 sacco di bottarga di muggine
per 2

vedi sopra. Grattugiare circa un terzo della bottarga, il resto a fette trasparenti. 

link- Rumma Pasta: http://www.pastarummo.it/en/


 

Le Bombe. E La Montanara

Sigh. Nel 2005 abitavo da solo in un piccolissimo appartamento in un borgo Abruzzese rusticamente grazioso. La mattina scendevo, uscivo dalla ruva (vicolino. Si chiama Labirinto. L’allusione e troppo ovvio e azzeccato. Almeno era allora,) direttamente in piazza per magna’ una bomba da quelle parti, fresca fresca e con una quantità’ di calorie da sfamare il totale degli animali, uomini inclusi, nel sub-Sahara per una settimana. Ma ero in forma col corpo – era prima che mi sono incasinato sto’ cavalo di piede sinistra. Per cio in genere magnavo due.

 

   Dopo pigliavo’ il motorino blu per scendere al mare, quello a cui appartengo – l’Adriatico su quella costa. Dal borgo c’era la panorama piena, l’aria dolce-salato, e man mano che si avvicina alle onde la lingua usato, le parole, cambia, letteralmente, avvicinando a sua volta al Italiano. (Su usano sti’ ritmi e cadenze e parole che riflettano il borgo. A sentirli sembra di annusare un piatto di spaghetti alla chitarra in ragù di agnello cotto da un Francese.) Fino al mare stesso, che ha una lingua sua.

 

   Suppongo che il luogo dove cresci abbia un forte impatto sulle lingue che gli animali, uomini inclusi, usano. Non solo per parlare sia con la bocca che con i gesti ma tutto quello che sei, dove ti metti internamente e come ti deve esprimere. E ‘cresci’ nel senso lungo dello sviluppo, ovvero fino al ultimo delle tre fasi grossi dove i geni trovano lo spazio necessario per cercare di cambiarti, di avere un influenza sul dialogo contesto – te in modo determinante. La panorama. Gli odori. Le forme. La geometria. Le persone. Gli animali. Il verde. Il mare.

 

   Il mare ha il suo tempo diverso delle montagne. In quest’ultimo sei in qualche modo chiuso dentro forme più larghe di te, le distanze visivi sono diverse. Sei più piccolo, più contenuto e meno solo. Devi accettare, come un pescatore in una barca nei vecchi tempi, quello che fa la natura, quelle forme enorme. Il mare visto dalla terra ferma e come avere sempre qualcuno con te. Entra in tutte le relazioni ma rimane distante nel suo impatto diretto, in qualche modo. Non la devi accettare e non ti fa diventare più piccolo. Nei primi casi sei spesso fuori in un contesto così inevitabilmente più grande di te. Non e così in città’, o in aula, o in un ufficio su i piani alti con sotto la Mercedes che t’aspetta a portarti in un altro luogo chiuso e protetto, anche noioso, anche se chiuso fuori nelle vie più cari con negozi dove compri cose, cose dimostrative, o nei resort sui mari più cari dove ti portano da bere o ti fanno un massaggio.

 

   I montanari spesso non sono molto frivoli, diciamo. Ma quasi sempre sono di un onesta’ ormai rarissimo. Non t’inculano, e non si vendono. Come possono. Fanno parte di una montagna così immensa e solida. E usano parole le più pratiche possibile. Quelli delle aule, della città’, della vista sul mare da terra ferma o sulla città’ dai piani alti invece non. Non fanno parte della montagna, del mare. Usano parole che corrispondono a niente, astrazioni su astrazioni. Le città, i mari, sono, dal punta di vista di quegli dei piani alti, da terra ferma, parte di loro. Percio e il mare che deve subire il loro tempo – il presente senza memoria – la montagna che deve subire le loro azioni. Ma… la montagna sarà li anche dopo. O la distruggi, e non ci sarà niente. Ma il mare non. Si può avvelenare, ma non distruggere. Ha sempre la sua giustizia, usando una lingua tutta sua. Che comprende tutte le nostre. E che e inevitabile.

La Montanara: https://www.youtube.com/watch?v=wONwwvhNI2A

Le Bombe: https://www.youtube.com/watch?v=HfIQduXSOLw

 

Poesie: senza suono


* 1. senza suono 

Ti ha lasciato, quella cosa. 

Ora i giorni passano in diversi sogni, 

Quella promessa perduta tanto tempo fa, e sostituita, 

E ancora persa e sostituita e persa e sostituita 
E ogni volta la sensazione diventava sempre più piccola,
Soffiato con il tempo come un grappolo di semi bianchi
Andando alla deriva in silenzio, così tranquillamente,
Su un sentiero di ghiaia.
L’ hai seguito per è un po’ ma li
Avanti nell’erba alta e secca
E ‘scomparsa.
L’hai lasciato andare.

Eppure l’azzurro caldo di una notte d’agosto
Contiene tutto il mondo, fermo,
Abbastanza per portare il ricordo – lo sappiamo tutti.
L’abbiamo sentito tutti, quel dolce ricordare,
Quel ogni respiro un dolore che ti ha sostituito
Con lacrime in cui non eri solo,
In cui appartenevi.
Ma l’hai lasciato qualche tempo fa,
Forse ieri, forse 2 anni fa o 10 o,
Non sai davvero quando.
Eppure, nel silenzio prima di un temporale estivo
Lo cerchi, ancora, quel dolore,
Cerchi per promesse lontane
Come un’ombra allungandosi verso il buio.

* pubblicato in inglese in Apeiron

Cuore di bue – razzismo e la voglia di scatenarlo

.. e abbastanza buffo. Non il soggetto ma… le co-incidenze che non sono. Ieri al ritorno del supermercato (dopo cena, verso le 10 e qualcosa) qualcuno da una macchina ha cercato di colpirmi la testa con un pomodoro. Cuore di bue. mi ha mancato per poco, la frutta lasciando la sua polpa rossa sui mattoni del muro sulla mia destra. Storia vera. Ecco, pensai. Sono nero. Anzi… sono un ex lanciatore di disco, come la ragazza colpito da un uovo. Percio, potrei dire che bisogna fermare quest’onda di odio verso tutte i lanciatori di disco, giovani e vecchi. Pero… se uno spinge, forse alla fine si riesce (a scatenare l’ovvio, da tutte le parte sembra che ci stanno a prova’.) Ma per strada… finora non e cambiato niente. Non sembra d’aver capito bene… ‘it’s not race, it’s place’. Forse Italia e leggermente diverse degli altri paesi occidentali proprio per il concetto ancora relativamente piu diffusa: di patria, (definito tempo fa dalla distanza che una persona puo camminare in un giorno.) E un’espressione che viene da meccanismi piuttosto profondi. E da fastidio. Quasi quanto i lanciatori di dischi stranieri. (La prossima volta lo prendero in mano, tornero a casa mi faro una bella bruschetta)

https://torino.corriere.it/cronaca/18_luglio_30/torino-lancio-uova-contro-atleta-italiana-origine-africana-db451026-93d5-11e8-827e-24bcbc32092b.shtml

Daisy Osakue colpita da un’auto in corsa. Intervento necessario per rimuovere frammenti di guscio d’uovo dall’occhio. Lei dice: «È razzismo». Ma i carabinieri escludono movente razziale. Il sindaco: «Sei una di noi, insieme isoleremo i colpevoli»

Daisy Osakue, atleta del lancio del disco. Un’immagine di lei con l’occhio tumefattoDaisy Osakue, atleta del lancio del disco. Un’immagine di lei con l’occhio tumefatto
shadow
TORINO – Daisy stava tornando a casa a Moncalieri, nel torinese, quando in corso Roma viene colpita al volto da un lancio di uova provenienti da un Fiat Doblò. Era sola, stava attraversando la strada e ha visto che un’auto la puntava: dopo poco ha sentito un forte dolore al volto. Così domenica sera, intorno all’1.30, Daisy Osakue atleta italiana di origine africana specialista nel lancio del disco, è dovuta ricorrere alle cure del 118 e successivamente è stata trasportata all’ospedale Oftalmico dove le é stata riscontrata una lesione alla cornea.
«Attacco stupido e gratuito, per me è razzismo»
«Vorrei parlare con questi ragazzi – ha spiegato Daisy, con una vistosa benda sull’occhio sinistro – capire perché hanno fatto una cosa del genere. Per me questo attacco così stupido e gratuito è di matrice razzista. L’hanno fatto apposta. Non volevano colpire me come Daisy, volevano colpire me come ragazza di colore. In quella zona ci sono diverse prostitute, mi avranno scambiata per una di loro. Mi era già capitato di essere vittima di episodi di razzismo, ma solo verbali. Quando però si passa all’azione, significa che si è superato un altro muro».

Friday Music: Una colonna sonora “commovente” aiuta a ricordare i volti

http://www.ilsussidiario.net/News/Scienze/2015/10/27/PSICOBIOLOGIA-Una-colonna-sonora-commovente-aiuta-a-ricordare-i-volti/649966/

Periodicamente escono studi che mostrano gli effetti positivi della musica su diverse attività ed esperienze umane. Uno degli ultimi è quello apparso sulla rivista Lancet, contenente una metanalisi di una settantina di studi disponibili sul tema con la conclusione che l’ascolto di brani musicali offre notevoli benefici ai pazienti sottoposti a interventi chirurgici: non si tratterebbe solo di effetti di rilassamento ma anche di miglioramento nella percezione del dolore.
Oltre a questo tipo di indagini, che non sempre danno esiti concordi, ce ne sono alcune che analizzano situazioni specifiche che permettono di cogliere aspetti particolarmente interessanti del nostro rapporto con la musica, ma anche del funzionamento della nostra memoria. È il caso di un esperimento condotto dall’Università di Milano-Bicocca i cui risultati sono stati appena pubblicati in un articolo su Nature Scientific Reports: scopo dello studio era di indagare quale influenza ha ciò che ascoltiamo, sia musica o rumore di fondo, sui processi percettivi e cognitivi.
La ricerca, realizzata dal Milan Center for Neuroscience dell’Università di Milano-Bicocca (Dipartimento di Psicologia) e coordinata da Alice Mado Proverbio, docente di Psicobiologia e Psicologia Fisiologica presso l’Ateneo milanese, si è svolta su un gruppo di 54 studenti universitari non musicisti ai quali è stato proposto un esercizio di memoria: riconoscere i volti familiari tra i 448 che venivano loro mostrati dopo una sessione di apprendimento.
«Il nostro è stato uno studio specifico – ha detto a Ilsussidiario.net la professoressa Proverbio – sulla memoria visiva per informazioni sociali. Siamo partiti dal contesto della musica che accompagna le immagini dei film; nello stesso tempo abbiamo anche osservato l’effetto dei rumori di fondo sulla capacità cognitiva, in particolare sulla memorizzazione dei volti. Quindi volevamo vedere come la musica si integra con l’informazione visiva e se altri tipi di informazione uditiva possano interferire o meno con la memoria».
Lo studio è stato condotto attraverso misurazioni psicofisiologiche, quindi misurando il battito cardiaco e la pressione sanguigna e successivamente anche l’attività cerebrale, per evidenziare il meccanismo col quale questa la codifica della musica si integra col riconoscimento facciale. In una prima fase dell’esperimento sono state mostrate ai partecipanti 56 immagini di volti di uomini e donne in associazione a un sottofondo sonoro (musica jazz e suoni naturali, ad esempio onde marine). Nella fase successiva sono state mostrate loro altre 300 facce sconosciute con un sottofondo di musica giudicata commovente o gioiosa o agitata da un gruppo di 20 musicisti in un precedente studio, oppure con il sottofondo del rumore della pioggia, oppure ancora in silenzio. Nella fase di test, i partecipanti vedevano altri 300 volti (200 vecchi e 100 nuovi) senza alcun sottofondo musicale e veniva loro chiesto di usare alternativamente il dito indice per “indicare” se si trattava di facce nuove e il medio per quelle già viste.
«Il risultato è stato il seguente. Qualsiasi informazione uditiva provoca un disturbo nello svolgimento di qualsiasi compito, che sia visivo o verbale o di altro tipo; anche rumori come la pioggia, quindi fenomeni del tutto naturali, interferiscono perché sovraccaricano il sistema cognitivo. Perciò, in generale, è meglio il silenzio. Tuttavia, se si ascolta musica “commovente”, pur di vari stili e epoche ma che induce stati d’animo di tenerezza, tristezza, nostalgia o altri effetti “toccanti” ebbene, questa musica aiuta a ricordare i volti. Qualunque espressione facciale abbia una persona, io integro quell’informazione morfologica con la musica che sto ascoltando; così come avviene con la colonna sonora durante la visione di un film: cosa sarebbero l’agente 007, Indiana Jones, la Pantera Rosa, il Padrino senza i loro famosi sottofondi sonori? Questo meccanismo di integrazione degli stati emotivi con le informazioni visive favorisce il ricordo delle facce».
In un ulteriore studio il gruppo della Bicocca ha esaminato l’attività del cervello durante la visione delle facce, constatando che c’è una codifica da parte del sistema limbico, dell’amigdala e delle strutture emotigene che producono un engramma (cioè una traccia mnemonica, ndr) più solido quindi una memoria più profonda quando la visione è accompagnata da musica commovente.
Insomma, se dobbiamo studiare è meglio il silenzio; se invece vogliamo – o dobbiamo per qualche ragione – ricordare delle facce umane, allora l’ascolto di musica toccante migliora la prestazione.

link – 30 famous soundtracks: https://www.youtube.com/watch?v=0di9tiulb4Q

comment – …place, rather the creation of topographic temporal representations, isn’t rescindable, neither are topologic inferences which can include self, within those places. Memory. Music… functions as a meta-language, I think, synchronizing the expression of multiple systems. Part of those represented places and self in those places. Motivation.

Advertisements
Create your website at WordPress.com
Get started
%d bloggers like this: